Il conflitto di interesse dell’amministratore si verifica quando chi gestisce una società ha un interesse personale, anche solo indiretto, in un’operazione che riguarda la società stessa. La legge impone obblighi precisi di trasparenza e astensione, diversi a seconda che si tratti di SPA (art. 2391 c.c.) o SRL (art. 2475-ter c.c.). Una delibera assunta in conflitto di interessi, senza la corretta disclosure, è annullabile anche in assenza di un danno effettivo: è sufficiente la potenzialità del danno. Le conseguenze per l’amministratore possono includere la revoca per giusta causa, senza indennizzo, e un’azione di responsabilità civile sul patrimonio personale.
Se sei un amministratore di società e devi approvare un’operazione in cui hai un interesse anche solo indiretto, il rischio non riguarda solo la delibera: riguarda il tuo patrimonio personale. La società è uno scudo, ma quando una delibera è viziata da un conflitto di interessi non gestito correttamente, quello scudo rischia di sparire. I creditori e i soci di minoranza possono agire direttamente contro di te.
Le novità introdotte dal Terzo Correttivo del 2026 hanno reso le regole più stringenti e l’obbligo di motivare la convenienza dell’operazione è diventato il vero discrimine tra chi si espone e chi si protegge.
Cos’è il conflitto di interesse nelle società di capitali?
Il conflitto di interesse dell’amministratore si verifica ogni volta che chi gestisce la società ha un interesse personale, diretto o indiretto, in un’operazione che la società sta valutando. Non è necessario che l’interesse sia economico in senso stretto: può trattarsi di un legame familiare, di una partecipazione in un’altra società coinvolta nell’operazione, o di qualsiasi situazione in cui l’interesse dell’amministratore possa divergere da quello della società che amministra.
La legge non vieta all’amministratore di avere interessi propri. Vieta di agire su quelle operazioni senza aver prima adempiuto agli obblighi di trasparenza previsti dalla norma applicabile, che variano a seconda della forma societaria.
La disciplina nelle SPA (Art. 2391 c.c.): l’obbligo di trasparenza
Nelle società per azioni, l’art. 2391 c.c. impone all’amministratore un obbligo di comunicazione molto ampio: deve dare notizia di ogni interesse che abbia nell’operazione, anche se non configura un conflitto in senso tecnico. La disclosure deve essere analitica e deve precisare la natura, i termini, l’origine e la portata dell’interesse, prima che la discussione abbia inizio.
Dopo il Terzo Correttivo del 2026, l’obbligo di motivare la convenienza dell’operazione per la società ha acquisito ulteriore centralità. Non è sufficiente dichiarare l’interesse e astenersi dal voto: il verbale deve cristallizzare le ragioni per cui l’operazione è nell’interesse sociale, indipendentemente dall’interesse personale dell’amministratore. Un’astensione senza disclosure formale adeguata lascia spazi scoperti che possono essere utilizzati per impugnare la delibera.
Il conflitto di interesse dell’amministratore di SRL (Art. 2475-ter c.c.)
Nelle società a responsabilità limitata la disciplina è tradizionalmente focalizzata non sulla mera esistenza dell’interesse, ma sulla sua potenziale dannosità per la società. L’art. 2475-ter c.c. consente di impugnare le delibere del consiglio di amministrazione assunte con il voto determinante di un amministratore in conflitto, quando da esse possa derivare un danno alla società.
Con il Terzo Correttivo del 2026 i due regimi si sono avvicinati. Anche nelle SRL l’obbligo di motivare la convenienza dell’operazione è diventato un elemento sostanziale della corretta gestione del conflitto, non una mera formalità. La distinzione tra SPA e SRL rimane rilevante sul piano tecnico, ma chi amministra una SRL non può più considerarsi al riparo per il solo fatto che la norma applicabile è meno stringente di quella prevista per le SPA.
L’impugnazione delle delibere del CdA assunte in conflitto di interessi
Una delibera assunta in conflitto di interessi, senza la corretta disclosure, è annullabile. Il punto critico introdotto dalla giurisprudenza più recente è che per impugnarla non è necessario dimostrare che la società abbia subito un danno effettivo: è sufficiente il danno potenziale.
Se l’operazione non è avvenuta a condizioni di mercato e il conflitto non è stato dichiarato formalmente, la delibera è vulnerabile anche se i conti della società non ne hanno risentito. Un socio di minoranza o un concorrente con interessi contrapposti può usare questo vizio per avviare un contenzioso anche a distanza di tempo dall’operazione. Il vizio formale diventa, in questi casi, uno strumento di attacco al di là del merito economico della decisione.
Le conseguenze per l’amministratore infedele: la responsabilità civile
Le conseguenze per l’amministratore che gestisce male un conflitto di interessi si sviluppano su due livelli.
Il primo è la revoca per giusta causa, che può essere deliberata dall’assemblea senza obbligo di riconoscere all’amministratore alcun indennizzo. La perdita del ruolo, in molti casi, è solo l’inizio.
Il secondo è l’azione di responsabilità civile, che può essere promossa dalla società, dai singoli soci o dai creditori sociali. Quando la delibera viziata ha prodotto o poteva produrre un danno, il patrimonio personale dell’amministratore diventa aggredibile. La separazione tra sfera personale e sfera societaria, che è il principale vantaggio della gestione attraverso una società di capitali, viene meno.
Nel 2026, con i sistemi di analisi documentale sempre più diffusi tra i revisori, individuare queste anomalie nelle delibere societarie è diventato molto più rapido rispetto al passato. Il margine per sottovalutare un vizio di forma si è drasticamente ridotto.
Come prevenire il conflitto di interesse con una Due Diligence societaria
La prevenzione è molto meno costosa della difesa. Esistono strumenti concreti per gestire correttamente un conflitto di interessi prima che diventi un problema.
Il primo è la disclosure analitica preventiva: il verbale deve descrivere con precisione la natura, i termini, l’origine e la portata dell’interesse, prima che la delibera venga assunta. Non è sufficiente una comunicazione orale o un riferimento generico.
Il secondo è la motivazione della convenienza sociale: il verbale deve dare conto delle ragioni per cui l’operazione è nellile interesse della società, indipendentemente dall’interesse dell’amministratore. Questo è il nucleo della Business Judgment Rule applicata al conflitto di interessi: il giudice non può entrare nel merito della scelta imprenditoriale, ma può valutare se la procedura è stata rispettata. Chi ha seguito correttamente la procedura di disclosure e ha motivato la convenienza dell’operazione è protetto, anche se l’affare è poi andato male.
Il terzo strumento è una due diligence societaria periodica sulle operazioni con parti correlate, che consente di identificare in anticipo i potenziali conflitti e di strutturare le delibere in modo da renderle inattaccabili.
Conclusioni: bilanciare l’interesse dei soci e la corretta gestione
Il conflitto di interesse dell’amministratore non è un’eccezione rara nella vita delle società: è una situazione ordinaria che ogni imprenditore può trovarsi ad affrontare. L’errore non sta nell’avere un interesse in un’operazione, ma nel non gestirlo con gli strumenti che la legge mette a disposizione.
Le novità del Terzo Correttivo del 2026 hanno alzato l’asticella degli obblighi formali, ma hanno anche reso più robusto lo scudo procedurale per chi li rispetta. Una disclosure analitica, una motivazione adeguata e una delibera ben costruita trasformano un potenziale punto di vulnerabilità in una posizione difendibile.
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