Abuso di dipendenza economica e fornitori alternativi – Trib. Roma, 18 settembre 2026 sulla rilevanza dei costi di riconversione dell’attività
Un team dello Studio, costituito da Giovanni Adamo, Barbara Grazzini e Carlo Palermo, ha ottenuto avanti il Tribunale di Roma, una interessante Sentenza in materia di abuso di dipendenza economica.

Abuso di dipendenza economica e fornitori alternativi
Il reperimento di altri fornitori dopo il blocco delle consegne non esclude, da solo, la dipendenza economica. Occorre verificare se gli approvvigionamenti sostitutivi costituiscano alternative realmente soddisfacenti, considerando prezzi, tempi, investimenti già effettuati e costi necessari per riconvertire l’attività.
È il passaggio di maggiore interesse della Sentenza del Tribunale di Roma, Sezione XVII civile, del 18 settembre 2026. Il giudice ha accertato un abuso di dipendenza economica realizzato mediante la sospensione ingiustificata delle forniture, analizzando la concreta organizzazione dei punti vendita e le possibilità effettive di sostituire il partner commerciale.
La pronuncia offre indicazioni utili alle imprese che, dopo l’interruzione degli approvvigionamenti, cercano comunque di proseguire l’attività acquistando merce altrove.
La vicenda
La controversia riguardava, per quanto qui interessa, il rapporto tra XXXX, società fornitrice inserita in una rete commerciale, e YYYY, impresa che gestiva punti vendita organizzati per commercializzare i prodotti del marchio della rete. Le denominazioni sono sostituite per ragioni di anonimizzazione.
L’attività di YYYY comportava impegni economici continuativi e investimenti collegati a quello specifico rapporto. Anche i contratti relativi ai locali e ai rami d’azienda incidevano sulla possibilità di cambiare insegna e assortimento.
Dopo la sospensione delle forniture, YYYY aveva reperito prodotti presso altri operatori, sostenendo prezzi sensibilmente superiori e rivendendo la merce durante i saldi, con ulteriori perdite.
Questa circostanza poneva un problema decisivo: aver materialmente acquistato da altri dimostrava l’esistenza di alternative soddisfacenti? Il Tribunale ha risposto negativamente, sulla base della valutazione complessiva del rapporto.
Abuso di dipendenza economica e fornitori alternativi – Le valutazioni del Tribunale sulla dipendenza e sul suo abuso
La sentenza, in particolare, distingue due accertamenti necessari per applicare l’art. 9 della legge n. 192/1998.
Il primo riguarda la dipendenza economica: occorre verificare lo squilibrio eccessivo e l’effettiva disponibilità di alternative sul mercato. La semplice differenza di forza negoziale tra imprese non è sufficiente.
Il secondo riguarda l’abuso: bisogna individuare una condotta arbitraria e contraria a buona fede, valutandone le giustificazioni e le concrete modalità di esercizio.
Il Tribunale richiama Cass. n. 1184/2020 e Cass. n. 15023/2025 e considera, oltre alle clausole, le circostanze esterne al contratto. Sul percorso di accertamento si rinvia al nostro approfondimento sulla Cassazione 2025 in materia di dipendenza economica.
La nuova decisione applica questo metodo a una situazione concreta: la sostituzione del fornitore durante una crisi degli approvvigionamenti.
Fornitori alternativi e alternative soddisfacenti
La pronuncia affronta direttamente il significato economico degli acquisti sostitutivi. Il Tribunale osserva che:
«la possibilità astratta di reperire sul mercato altri fornitori o altri marchi non coincide con l’esistenza di una concreta alternativa economica soddisfacente».
YYYY aveva effettivamente trovato merce diversa. Tuttavia, i maggiori costi di acquisto e le condizioni della successiva rivendita dovevano essere valutati insieme ai vincoli dei punti vendita e agli investimenti già sostenuti.
Un approvvigionamento di emergenza può consentire di mantenere temporaneamente aperto un negozio senza offrire una soluzione economicamente adeguata alla sostituzione del rapporto precedente.
Non basta, dunque, indicare altri operatori presenti nel settore. Bisogna verificare quali condizioni offrano, in quali tempi possano subentrare e se i loro prodotti siano compatibili con l’organizzazione commerciale esistente.
La sentenza non afferma che qualsiasi aumento dei prezzi dimostri la dipendenza, ma che il maggior costo assume rilievo all’interno di un insieme documentato di ostacoli alla sostituzione tempestiva del partner.
Il peso degli investimenti e dei costi di riconversione
Il ragionamento del giudice considera il rapporto commerciale nella sua interezza e complessità. La sostituzione di XXXX avrebbe richiesto interventi sull’assetto organizzativo e contrattuale dei punti vendita.
Rilevavano, nel caso di specie, la destinazione commerciale dei locali, l’utilizzo dell’insegna, gli allestimenti, l’avviamento e l’organizzazione del personale. Per uno dei punti vendita, anche la permanenza dell’insegna assumeva rilievo nel rapporto di godimento del complesso aziendale.
Cambiare fornitore avrebbe quindi comportato costi e conseguenze ulteriori rispetto all’acquisto di una diversa partita di merce. Gli investimenti erano collegati alla rete e, almeno nel breve periodo, non risultavano integralmente riutilizzabili per commercializzare un altro marchio.
Il tema si collega a quello degli investimenti specifici e dei costi di riconversione già affrontato sul sito. Qui acquista una precisa dimensione applicativa: occorre misurare la possibilità di sostituire il rapporto nei tempi richiesti dalla continuità aziendale, tenendo conto anche dei contratti collegati all’esercizio dei negozi.
Quando la sospensione delle forniture diventa abusiva
Accertata la dipendenza, il Tribunale passa poi ad esaminare la condotta di XXXX.
La sospensione non risultava giustificata dall’inadempimento contestato a YYYY. Interveniva inoltre quando la prosecuzione dell’attività commerciale dipendeva dalla continuità degli approvvigionamenti.
Considerati, quindi, il momento della sospensione, le sue modalità e gli effetti sull’attività, il giudice ha ravvisato un esercizio arbitrario della posizione contrattuale, contrario a correttezza e buona fede.
L’abuso deriva, dunque, nel caso di specie, dalla combinazione tra dipendenza concretamente accertata e ingiustificato esercizio del potere contrattuale. La gravità delle conseguenze, isolatamente considerata, non consente di qualificare ogni interruzione come abusiva: devono essere esaminate anche le ragioni della decisione e gli interessi economici che potrebbero giustificarla.
Quali documenti servono per valutare le alternative
Sul piano operativo, dalla decisione si ricava l’utilità di una ricostruzione documentale che colleghi i vincoli contrattuali alle effettive possibilità di approvvigionamento. L’impresa dovrebbe raccogliere:
- contratti di fornitura e accordi relativi ai locali o ai rami d’azienda, comprese le disposizioni su insegna e destinazione commerciale;
- fatture e documenti degli investimenti effettuati per inserirsi nella rete;
- richieste, offerte e fatture di fornitori alternativi, con prezzi e tempi di consegna;
- dati sulle vendite e sui margini, distinguendo il periodo precedente al blocco dagli acquisti di emergenza;
- comunicazioni sulla sospensione, sulle garanzie contestate e sulle risposte dell’impresa.
Queste indicazioni costituiscono una lettura operativa della pronuncia. Consentono di verificare se le alternative fossero soltanto disponibili oppure concretamente sostenibili per quella specifica attività.
Occorre inoltre distinguere l’accertamento dell’abuso dalla prova del danno. Per completezza, nel caso esaminato le domande risarcitorie sono state rigettate, pur essendo stato accertato l’abuso. La documentazione deve quindi sostenere separatamente le conseguenze economiche dedotte e il loro collegamento con la condotta contestata.
Abuso di dipendenza economica e fornitori alternativi – come possiamo aiutarti
Se la tua impresa ha subito un blocco delle forniture e ha cercato soluzioni alternative, occorre esaminare le condizioni alle quali le ha reperite, i vincoli della rete e i costi necessari per proseguire l’attività.
Lo Studio Legale Adamo assiste le imprese nella valutazione dell’abuso di dipendenza economica, nell’esame dei contratti e nella ricostruzione della documentazione economica, per individuare le iniziative coerenti con il caso concreto.
Richiedi una consulenza riservata e sottoponici i contratti, le comunicazioni sul blocco e i documenti degli approvvigionamenti sostitutivi.